Sulle colline calcaree che si estendono da Cracovia fino a Wielun (denominate "tratto dei nidi delle aquile"), affacciata sul fiume Warta, sorge la città di Czestochowa. Si ritiene che il nome della città provenga dal suo fondatore, uno slavo di nome Czenstoch. Nei documenti del XIII secolo essa viene menzionata come un vilaggio di cavalieri chiamato Czenstochowa. Alla fine del secolo XIV ricevette lo status di città.
Nella parte occidentale della città, chiamata nel XIV secolo "Vecchia Czestochowa", si trova una collina alta 293 metri, concessa ai Monaci Paolini venuti dall'Ungheria nel 1382. Su di essa fu eretto il complesso di edifici del santuario e del monastero, circondato da mura e parchi, che porta il nome. di Jasna Gòra (Clarus Mons).
L'Ordine di San Paolo Primo Eremita - Monaci Paolini - fu fondato all'inizio del secolo XIII in Ungheria, in seguito al grande movimento eremita che coinvolse tutta l'Europa nei secoli XI-XII. Il fondatore dell'Ordine, il beato Eusebio, cannonico di Esztergom, diede vita alla prima comunità di Paolini, raccogliendo gli eremiti che vivevano nelle foreste dell'Ungheria e della Croazia. La loro vita monastrica si modellò sulla regola di Sant'Agostino. Come patriarca scelsero San Paolo di Tebe, chiamato "primo eremita".
Nato a Tebe, probabilmente nell'anno 230, Paolo fuggì nel deserto di Tebe a soli 16 anni, durante la persecuzione di Decio ove, secondo la tradizione trasmessaci da San Girolamo, dimorò per 90 anni, cibandosi del pane che gli veniva portato da un corvo. Al termine dalla vita, sempre secondo la testimonianza di San Girolamo, si recò da lui Sant'Antonio Abate, che seppellì il corpo del Santo, deponendolo in una fossa scavata, secondo la leggenda, da due leoni. Per questo motivo lo stemma dell'Ordine dei Monaci Paolini presenta una palma, due leoni e un corvo con un pezzo di pane nel becco.
Fu il principe Vladislao di Opole, pleni-potenziario del re Ludovico di Ungheria per la terra polacca negli anni 1367-1372, a chiamare i Monaci Paoloni in Polonia. Essi vennero a Czestochowa nel 1382, ricevettero in dono una piccola chiesa e vi deposero il Quadro Miracoloso della Madonna, che il principe aveva portato dalla città di Belz. La storia del quadro di Jasna Gòra viene tramandata secondo due versioni: una tradizionale, avvolta nella leggenda, ed una storica, ricostruita dai critici d'arte interessati alla genealogia di questa straordinaria Immagine.
Secondo la versione della tradizione, il Quadro fu dipinto dall'Evangelista Luca sul tavolo della casa della Santa Famiglia. San Luca avrebbe dipinto due immagini di Maria, una delle quali pervenne in Italia, e fu conservata a Bologna, ove ancora oggi viene venerata; l'altra quella di Jasna Gora venne traslata da Gerusalemme a Costantinopoli dall'imperatore Costantino e deposita in una chiesa. Sei secoli più tardi, il principe russo Lev, ottenne dall'imperatore il Quadro come riconoscimento dei suoi meriti militari. Durante le guerre in Ruttenia il principe Vladislao di Opole trovò il Quadro, nel castello di Belz, dove veniva venerato come miracoloso. A seguito della grazia della vittoria riportata sui Tartari, portò con sé quel Quadro a Czestochowa, affidandolo alla custodia dei Monaci Paolini. Queste notizie ci sono pervenute tramite un manoscritto, il più antico, intitolato "Translatio tabulae", di cui una copia dell'anno 1474 viene conservata nell'archivio di Jasna Gòra.
Stemma dell'Ordine dei Paolini
Secondo i critici d'arte il Quadro di Jasna Gòra sarebbe stato in origine un'icona bizantina (del genere "Odigitria") databile tra il VI e il IX secolo.
La fama sempre crescente dell'immagine miracolosa della Madre di Dio fece sì che in breve tempo il monastero divenisse mèta di continui pellegrinaggi, e che cominciasse a raccogliere numerosissimi e preziosi exvoto. La preziosità di tali doni accese purtroppo la cupidigia: nel giorno di Pasqua, il 14 aprile del 1430, una banda di ladri, provenienti dalla Boemia, dalla Moravia e dalla Slesia, assalì il monastero. Entrando nella Cappella della Madre di Dio i ladri deposero dall'altare l'Immageine, depauperandola di tutti i preziosi e deturpandola sul volto con le spade. In seguito gettarono il Quadro in terra, provocandone la rottura in tre parti secondo il racconto di Piotr Risinus, contenuto nell'opera "Historia Pulchra" (1523).
Il Principe Vladislao di Opole dona ai Paolini l'Icona della Madonna (bassorilievo della porta laterale della Basilica)
Il Quadro venne restaurato a Cracovia presso la corte del re Vladislao Jagiello. I restauratori tentarono ripetutamente di stendere i colori sulla tavola, ma questi svanivano. Oggi si sa che la difficoltà dei medievali di restaurare un'icona antica proveniva dall'applicazione di colori a tempera su un'immagine encaustica. Poiché l'operazione di restauro falliva, i restauratori raschiarono totalmente l'Immagine antica, dipingendone una nuova sopra la tavola miracolosa. Sui segni dell'oltraggio del volto della Madonna, essi passarono lo stilo per conservare memoria della barbarie. Dopo la profanazione e il restauro, la fama del santuario crebbe enormemente e aumentarono i pellegrinaggi, a tal punto che la chiesa gotica originaria si rivelò insufficiente a contenere il numero dei fedeli. Per questo motivo, già negli anni '60 del secolo XV, accanto alla Cappella della Madonna, fu dato avvio alla costruzione di una chiesa gotica a tre ampie navate.